Se mi domandassero a bruciapelo quale sia, come si dice, la cifra della poetica di Claudio Sanfilippo, risponderei che è legata al tempo e al ricordo. Il ricordo, se volete, anche nella declinazione della nostalgia: non nel senso spensierato del revival dei bei tempi andati, semmai proprio in quello originario della parola: se “nostos” è il ritorno, “-algia” è il dolore. Come dire, un “doloroso, straziante desiderio di ritorno”. E se non dolore, una sorta di malinconica aspirazione a ricongiungersi con quello che non c’è più attraversa tutti i dischi di Claudio. Li attraversa nei testi, ma anche nel modo di scrivere canzoni e nel modo di suonarle. E nel fatto di custodire orgogliosamente un certo modo di intendere la canzone d’autore e di riferirsi ai modelli.

Un cantautore in quarantena

Ultimamente, poi, il tempo diventa protagonista dei suoi album in un modo ancora più radicale. Il recente “Boxe”, (guardacaso, un cd sostanzialmente autobiografico perché pesca da decenni di canzoni del suo autore), è anche l’album dell’attesa. Restato nel cassetto qualcosa come tre anni, ha visto infine la luce quando si è presentata l’opportunità (l’incontro con Piero Pieretto e la Maremmano Records). Ma soprattutto è un album che è anche il resoconto di quel momento magico che l’ha generato, cioè i due pomeriggi passati in studio con Rinaldo Donati. Senza quel momento, senza quell’amicizia, senza quella storia, non è che non sarebbe stato lo stesso album: proprio non sarebbe stato.

Allo stesso modo, questo “Contemporaneo”, che esce a sorpresa nei giorni del lockdown (il 24 aprile è uscito sulle piattaforme online il “singolo”, il 15 maggio arriverà l’album), è quello che è perché nasce in questo momento qua, con Claudio chiuso in casa con famiglia e chitarre, e non avrebbe potuto esistere in nessun altro modo. Momento, peraltro, che arriva dentro un altro momento: quello in cui Claudio stava lavorando con Ilzendelswing agli adattamenti in milanese di canzoni della tradizione anglofona: e dunque con Dylan e Nick Drake nel cassetto e nelle orecchie.
“Contemporaneo” è nato nel suo studio di casa con la collaborazione – a distanza – di alcuni degli amici di sempre e – in loco – dei figli Emma e Giacomo. Claudio lo definisce un “instant album”. Non solo nasce nell’estemporaneità dell’isolamento sociale, ma, concepito in marzo per le dimensioni di un ep, è diventato in pochi giorni una raccolta di dodici canzoni.
Giacomo Sanfilippo ha suonato la chitarra elettrica nel brano che guida l’album (e ne ha realizzato il video), Emma Sanfilippo ci ha messo i cori. Da lontano, alcuni degli amici di sempre hanno acceso il computer e suonato i loro strumenti.

Dunque, l’album contiene sette inediti compreso il brano del titolo, con i figli di Claudio e il basso di Rino Garzia (che ritroviamo anche in altri momenti). Altrove Claudio sovraincide due strumenti (la Martin D18 e la National in “Teneramente, dolorosamente”), o duetta con Val Bonetti, Marco Ricci, Danilo Minotti (quest’ultimo nella divertentissima “El Pepe”, momento latino dedicato a Juan Alberto Schiaffino, attaccante del Milan negli anni ’60, scritta con Gino Cervi) e molti altri.
Tre sono le cover: “Cielo del Nord” che era “Northern Sky” di Nick Drake (con Cesare Picco al piano); “Oltre la montagna” (“‘Cross the green mountain” di Bob Dylan, con Rino Garzia, Max De Bernardi e, all’hammond, Umberto Tenaglia);“Viandant”, adattamento in milanese niente di meno che del tradizionale “Wayfaring Stranger” (probabilmente l’avete ascoltata almeno da Rhiannon Giddens) suonato con un pezzo del Zendelswing: Massimo Gatti alla mandola e ancora Rino Garzia al contrabbasso.

[Aggiornamento 23 maggio 2020. L’album ha un brano in più di quelli previsti: chiude “Suruq”, con Rino Garzia e Emma Sanfilippo]

Una menzione per la copertina: anche questa frutto dell’estro di Giacomo Sanfilippo, dà un tocco di modernità a tutto quanto. Se il tempo di “Boxe” è quello che non torna più, qui i ricordi si incastrano nel presente, nella vita al tempo del distanziamento sociale, nel tempo dei media che presentificano gli amici al di là dei limiti spaziali, negli anni del neoliberismo che uccide ma che si può affrontare a viso aperto (“Contemporaneo” è la prima canzone più o meno “politica” di Claudio) e non solo confrontarlo con un passato più gentile e più umano. Evviva anche la scelta di affidare l’album alla vendita e all’ascolto in streaming, mentre “Boxe” affronta le faticose conseguenze di essere distribuito solo in versione “fisica”. Ma ci sta: quello occupa il posto di una robusta pietra miliare nella storia di Claudio, mentre questo è la gioiosa testimonianza dell’attimo fuggente nel quale è nato e della lievità virtuale che l’ha generato. Se, come i dischi precedenti, anche questo è nato per restare a lungo, c’è qualcosa in questa conviviale e creativa forma di resistenza che lo rende indispensabile qui ed ora.