Quasi un concerto del Primo Maggio: un concerto impossibile, non solo per via del fatto che parecchi dei musicisti convocati sono passati a miglior vita, ma perché trovarli tutti insieme su uno stesso palco sarebbe stato ben strano.
Nessuna preoccupazione di seguire un filo logico nel costruire questa playlist: solo una serie di canzoni che raccontino il lavoro. Che da sempre è una delle ispirazioni principali della musica che ci piace di più, per quanto ne dicano i benpensanti che continuano a guardarla come roba da perdigiorno.
E allora, a chi ce l’ha e a chi lo cerca, a chi lo ha perso e a chi fatica per tenerselo stretto, a chi lo fa con le mani e a chi lo fa con la testa, a chi se lo gode e a chi se ne sente oppresso, a tutti: buona Festa del Lavoro.

P.S.: la raccomandazione è la solita: usate i commenti per integrare la playlist con le canzoni che ritenete non debbano mancare in una scaletta sul lavoro.

1. John Lennon: Working Class Hero

La speranza di Lennon era che diventasse un vero e proprio inno della classe operaia. È una canzone che parla di lavoro, di condizionamenti, di cambiamento.
Era il 1970.

2. Bruce Springsteen: Youngstown

Provate a cercare nel repertorio di Bruce una canzone che parli di lavoro: c’è da perdersi. Nel 1995 pubblicò Youngstown (dall’album “The Ghost of Tom Joad”, la cui canzone eponima è una di quelle), in cui canta la morte di una città operaia.
“Mio padre lavorava in fonderia, la faceva ardere più dell’inferno. Io tornai dal Vietnam, fui promosso rastrematore, un mestiere adatto anche al diavolo.”

3. Dolly Parton: 9 to 5

Dice: “Toh, è la canzone del film!”. Al contrario: è un singolo del 1981 della cantante del Tennessee, che tanto piacque che ne fecero una commedia brillante che ebbe un certo successo. La canzone, a dispetto dell’apparenza scanzonata, parla di quanto a volte il lavoro possa essere avaro di soddisfazioni…

4. Big Bill Broonzy: Black, Brown and White

C’è sempre qualcuno per cui il lavoro non è nemmeno un diritto.
“Questa storiella che sto per cantarvi, gente, sapete che è vera. Se sei nero e devi lavorare per vivere, ecco quello che ti diranno: se sei bianco, è tutto ok,
se sei moro resta nei paraggi, ma se sei nero, fratello, gira al largo!”

5. Allen Toussaint: Working in a Coal Mine

Svegliarsi prima delle cinque per lavorare in miniera.
“Signore, sono tanto stanco. Quanto durerà tutto questo?”
Da un grande interprete e compositore di New Orleans.

6. Giovanna Marini e Francesco De Gregori: Bella ciao

“Bella Ciao”? Ma il 25 non è stato la settimana scorsa?
Piano: non è chiaro quale sia nata prima (più probabile quella dei partigiani) ma della celebre canzone esiste una versione altrettanto nobile che circolava nelle risaie.
Qui la cantano De Gregori e Giovanna Marini.

7. Giovanna Daffini: Sciur padrun da li beli braghi bianchi

Dopo “Bella ciao” un altro canto di mondine. Una di loro era la mantovana Giovanna Daffini, che ne realizzò la prima versione discografica. Fu una grandissima interprete del genere, collaborò con etnomusicologi come Roberto Leydi e fu voce principale del Nuovo Canzoniere Italiano.
“Fuori i soldi, signor padrone!”.

8. Enzo Del Re: Lavorare con lentezza

Giovane cantastorie e venditore di frutta della provincia di Bari, parte per Firenze dopo l’alluvione e lì conosce Antonio Infantino. Comincia la sua carriera di musicista e cantautore. Sarà etnomusicologo, lavorerà coi Tarantolati di Tricarico.
Questo brano, negli anni ’70, era la sigla di apertura e chiusura dei programmi di Radio Alice di Bologna.

9. (Dall’archivio Lomax): Rosie

La tipica “struttura responsoriale” (call and response, “botta e risposta”) del canto di lavoro degli afroamericani: durante le fatiche dei campi serviva per mantenere la coordinazione e il ritmo del lavoro.

10. Valerie June: Workin’ Woman Blues

“Non sono buona ad essere madre, e neanche sono capace di essere una moglie; ho lavorato come un uomo, ho lavorato tutta la vita, sì”.
È la voce incredibile di Valerie June, con tanto tanto blues.

11. Merle Haggard: Working Man Blues

Un omaggio ai blue collar, i “colletti blu”, che poi è il colore della tuta degli operai.
Una moglie e nove figli, e scarpe nuove da comprare.

12. Johnny Cash: Smokey Factory Blues

“I cancelli della fabbrica sono lì davanti. Avrei voluto essere a casa a letto con te, adesso, a casa con te, proprio ora. Ma io lavoro per guadagnarmi da vivere e lavoro senza pause. E lavoro quando dormo e lavoro quando sono sveglio e mi piacerebbe lasciare la città ma non posso permettermi di muovermi.”

13. Gary U.S. Bonds: Out of Work

E c’è anche chi il lavoro lo perde, e magari si trova in ampia compagnia (a che serve continuare a sfogliare gli annunci se non assumono più nessuno?). Un grande padre del rock and roll e del rhythm and blues canta: “Vado a prendere la mia ragazza, si chiama Linda Brown; suo padre mi invita a entrare, mi dice di sedermi. La chiacchierata scorre liscia, finché non sgancia la bomba: cosa fai ragazzo? Sono disoccupato, non ho un lavoro! Sono disoccupato, sono senza lavoro!” (scritta da Bruce Springsteen).

14. John Hartford: Goin’ To Work in Tall Buildings

“Un giorno mia piccola, quando sarò un uomo, e altri mi avranno insegnato
il meglio che possono, mi venderanno un vestito, mi taglieranno i capelli e mi manderanno a lavorare nei grattacieli. E così addio al sole, addio alla rugiada, addio ai fiori e addio a te.”

15. Enzo Iannacci: Vincenzina e la fabbrica

Di Vincenzina (scritta per le immagini di Dino Risi) non si poteva fare a meno, e infatti chiude gloriosamente questa playlist.
“Romanzo popolare”: la fabbrica, il lavoro che non c’è, il sindacato, l’emigrazione. La canzone è amara e struggente come sapeva essere Iannacci.
“Vincenzina vuol bene alla fabbrica, e non sa che la vita giù in fabbrica non c’è, se c’è com’è?”

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