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Dopo Claudio Sanfilippo e Luigi Mariano il discorso continua con Luigi “Grechi” De Gregori.
Luigi De Gregori è un personaggio storico della generazione del Folkstudio, chitarrista e autore legato a una certa canzone d’autore americana e al country. Il suo contributo alla questione del tradurre canzoni consiste soprattutto in un serio approccio da ricercatore, da studioso della musica tradizionale americana.
Questo non gli impedisce di piegare i testi originali al racconto di storie e contesti italiani: un esempio è la sua Chitarrista cieco, dal tradizionale Blind Fiddler, che diventa la storia di un operaio che perde la vista all’Italsider (in un certo periodo Luigi camuffò l’Italsider sotto il nome inventato “Littlesider”, ma il riferimento restava trasparente).

Il chitarrista cieco, dal brano tradizionale Blind Fiddler

1) Cosa ti fa venire voglia di tradurre e ricantare una canzone? Come la scegli? Che genere di affinità c’è con l’autore?

LDG: Deve piacermi tanto e darmi forti emozioni. Deve far parte dell’universo musicale nel quale so muovermi. E deve essere adatta alla mia vocalità, perchè lo scopo è di inserirla nel mio repertorio.
È chiaro poi che se l’autore mi ha dato delle emozioni deve esserci qualche affinità con lui… quali? probabilmente letture, ascolti, interessi comuni.

2) Come procedi quando ri-crei nella tua lingua una canzone straniera? Come affronti la metrica e le rime?

LDG: Esattamente come quando scrivo una mia canzone… non sono un fanatico della rima, a volte mi accontento di un’assonanza. Quello che è importante è il suono delle parole. Ma più importante di tutto è comunicare l’emozione che mi ha dato l’originale.

3) Come intendi la “fedeltà” all’originale? Fino a che punto ti poni il problema della fedeltà? Come lo affronti?

LDG: Bisogna scegliere se essere più fedeli al testo o alla linea melodica del canto. Raramente l’inglese (unica lingua da cui ho tradotto canzoni) consente la fedeltà ad entrambi. C’è riuscito De Gregori con il suo album di traduzioni di Dylan, “Love and Theft”… un miracolo. Non altrettanto Mogol che traduceva a scopo editoriale brani di Dylan perfettamente cantabili in italiano e col medesimo fraseggio e linea melodica… peccato che il testo fosse totalmente alterato e privo di ogni aderenza al significato della canzone. Quando Dylan venne a saperlo, fece ritirare dal mercato gli spartiti col testo tradotto e da allora visiona personalmente le retro-traduzioni prima di autorizzarle.
Personalmente, io scrivo un testo che racconti la stessa storia ed abbia possibilmente lo stesso fascino… lo modifico anche pesantemente, ad esempio trasporto la vicenda in casa nostra, evito nomi e località esotiche… ci infilo dentro qualcosa di personale… insomma, la riscrivo.
Poi comincio a cantarla con la melodia originale e naturalmente il fraseggio non è più lo stesso: alla fine mi trovo di fronte ad un’altra canzone. Potrei legalmente firmarla come mia, ma preferisco condividerla con l’autore, per rispetto e per evitare polemiche.

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4) Come affronti la parte musicale? Ti prendi lo stesso grado di libertà e di fedeltà all’originale che per la parte letteraria?

LDG: Io compongo (se così si può dire) con la chitarra, quindi la prima cosa che faccio è esegure il brano originale con un accompagnamento di chitarra di mio gusto.
Il secondo passo è cantare la traduzione sul medesimo accompagnamento: se tutto va bene il lavoro è finito, se invece il nuovo testo fa fatica qua e là, provvedo a opportune modifiche alla parte musicale purchè la canzone resti ben riconoscibile. Se non lo è più, oplà, ho scritto un nuovo pezzo! I musicologi americani chiamano tutto questo “Folk process”…

5) È possibile tradurre in modo apprezzabile una canzone senza conoscere l’universo poetico del suo autore, il suo lavoro e la sua storia? In altre parole: è possibile tradurla considerandola un universo a sé?

LDG: Dipende da che tipo di canzone è… O sole mio fu cantata da Elvis con il titolo It’s now or never, “ora o mai più”. Non c’è nulla della Napoli ottocentesca, nessun riferimento al sole o al clima, è solo un’altra canzone d’amore, con un testo forse ancora migliore.
Ma se ci si trova di fronte ad una storia più complessa ed articolata è senz’altro necessario esplorare il territorio dell’autore per evitare equivoci e fraintendimenti.

Le traduzioni di Luigi De Gregori

Dall’album “Accusato di libertà” (1975):

  • Quel buon vino (tradizionale americano)

Dall’album “Luigi Grechi” (1977):

  • Souvenirs (di John Prine)

Dall’album “Come state?” (1979):

  • La regola d’oro (One of us cannot be wrong da Leonard Cohen)
  • Chitarrista cieco (Blind Fiddler, tradizionale americano)

Dall’album “Dromomania” (1987):

  • Dromomania (L.A. Freeway di Guy Clark)

Dall’album “Cosivalavita” (1999):

  • Senza domani (I’m Gonna Love You Like There’s no Tomorrow di Peter Rowan)
  • L’angelo di Lyon (The Angel of Lyon di Steve Young e Tom Russell). La canzone è stata incisa anche da Francesco De Gregori per il disco “Per brevità chiamato artista”
  • Fin dove la strada va (Where I’m Bound di Tom Paxton)

Dall’album “Pastore di nuvole” (2003):

  • Ma che vuoi da me (What Do You Want di Tom Russell)
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